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Scomparsa di Arturo Tornar 52/56

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Giovedì 8 Settembre si sono svolti i funerali di Arturo Tornar, Presidente Onorario della Sezione Campania e Basilicata nonchè generale di corpo d’armata dei Carabinieri, già Comandante Interregionale “Ogaden”. E’ stato salutato per l’ultima volta nella “sua” Nunziatella, Scuola militare di cui era stato promettente Allievo, alla presenza dell’adorata moglie Franca, dei parenti più stretti, del comandante del Rosso Maniero colonnello Fabio Aceto, delle più alte autorità militari della Benemerita, il Comandante Interregionale “Ogaden”generale Giovanni Nistri e il  Comandante Legione Carabinieri Gianfranco Cavallo, del suo amico generale Maurizio Scoppa che è stato il Vice Comandante interregionale all’epoca del suo comando a Napoli, di compagni di corso come Sergio Civita, del presidente onorario dell’Associazione degli Ex Allievi della Nunziatella Giuseppe Catenacci, dell’avvocato Pasquale D’Errico in rappresentanza della ANC, Associazione Nazionale Carabinieri e di tanti amici che lo conoscevano e lo stimavano.

 Arturo Tornar, nato a Roma nel 1937, aveva sempre conservato nel cuore fra i ricordi più importanti gli anni trascorsi con la prima divisa della sua vita, al punto da partecipare attivamente all’associazione degli Ex Allievi della Nunziatella, svolgendo – sino all’ultimo e malgrado l’aggravarsi delle sue condizioni di salute – l’incarico di Consigliere Nazionale, come ha ricordato il presidente Alessandro Ortis nel suo commosso intervento.

Nella chiesa dell’Annunziata sono risuonate  espressioni di ammirazione e profonda stima quando ha preso la parola il Comandante Interregionale “Ogaden”generale Giovanni Nistri che aveva conosciuto Tornar quand’era ancora giovane capitano e che ne ha sottolineato “le qualità di uomo di scienza, di cultura e di fede, dalla grande onestà intellettuale: Arturo era una bravissima persona che ha sempre messo le ragioni dell’umanità e del cuore davanti a quelle del grado, insegnandoci come svolgere degnamente l’azione del comando.”  Dopo la preghiera dell’Allievo, la messa si è conclusa con il saluto militare alla bara portata a spalla dal picchetto d’onore dei Carabinieri e con l’ultimo addio terreno al feretro che verrà riposto nella cappella di famiglia a Fuorigrotta, secondo le ultime volontà di Tornar che  ha voluto essere sepolto nella “sua” Napoli.

Nel suo curriculum, due lauree, l’abilitazione alla professione in “Medicina veterinaria” e “Scienze biologiche”, il titolo di “Alta Formazione” per i Funzionari ed Ufficiali delle Forze di Polizia e vari riconoscimenti: tra i suoi fiori all’occhiello, la realizzazione del RIS di Parma e il lungo periodo di servizio di S.M. a livello centrale, nonché importanti successi militari registrati nel corso dei vari comandi ricoperti.

Ripercorrendo a ritroso le tappe principali del suo vissuto, alcuni illuminanti episodi illustrano il suo temperamento e la grande umanità con cui ha affrontato momenti particolarmente delicati, dirigendo operazioni-chiave contro le B.R. arrestando terroristi e reperendo importanti documentazioni nei covi scoperti: in Sardegna, in qualità di comandante della Legione Carabinieri di Cagliari, fu investigatore di punta  di una ventina di attentati, di due conflitti a fuoco e di 6 sequestri tra cui quello di Farouk  Kassam, rapito in Costa Smeralda.

In questo difficile frangente Tornar, rompendo l’etichetta militare, pronunciò un memorabile discorso con parole di fuoco sui “Rituali avvilenti che portano solo morte e sconfitte” dichiarando che il  rapimento del bimbo aveva “un epilogo che si svolge in un teatro di seggiole vuote, immerso nel fumo dell’omertà, della paura e soprattutto dell’ ipocrisia. Ipocrisia dei tristi silenzi di chi poteva parlare e non ha parlato, di chi potrebbe parlare e non parla perché pellegrino irrisolto dalla doppia natura di imbelle e di complice. Non devono dimenticare, quegli individui, che anche il loro comportamento giungerà al giudizio finale, e allora sarà troppo tardi per chiedere perdono”. Quest’altissima concezione etica della giustizia lo sostenne anche nel triennio svolto in Sicilia dove guidò alcune importanti operazioni conclusesi con la cattura di vari latitanti per arrivare, infine, in  Campania al Comando Interregionale “Ogaden”  che lui stesso definì “il periodo più gratificante della mia vita militare e conclusione con il grado vertice a Napoli laddove avevo indossato la prima uniforme”.